Le 4 azioni della Catena della Sopravvivenza

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In caso di arresto cardiaco improvviso di un infortunato, il soccorritore può salvare la sua vita mettendo in atto una serie di interventi da effettuare secondo una determinata sequenza e nel più breve tempo possibile.

L’insieme di tali azioni è noto anche come la Catena della Sopravvivenza che si caratterizza per l’esecuzione di 4 azioni (anelli della catena) da effettuare in maniera coordinata tra di loro poiché la sopravvivenza del paziente e la salvaguardia del suo cuore e del suo cervello dipendono proprio dal legame tra un intervento e quello successivo.

Il primo anello consiste nel riconoscimento immediato della situazione d’emergenza e nel conseguente allertamento dei soccorritori con la chiamata al 118.
In attesa dell’arrivo dell’ambulanza inizia la fase del secondo anello che prevede le manovre per la rianimazione cardiopolmonare di base attraverso l’esecuzione di respirazione artificiale e compressioni toraciche esterne. In questo modo si favorisce l’arrivo di ossigeno al cervello limitando il rischio di lesioni cerebrali.
Il terzo anello rappresenta la defibrillazione precoce con l’erogazione di una scarica elettrica che, attraverso piastre poste sul torace del paziente, arriva al suo cuore. E’ uno dei momenti chiave nella gestione dell’emergenza, e quello che ha le più alte percentuali di salvataggio delle funzioni vitali. L’ultimo anello è quello che vede l’intervento della squadra dei soccorritori del 118 che prende in carico il paziente e provvede, in caso di permanenza del problema cardiaco, a operare una ventilazione meccanica o a somministrare farmaci in grado di stimolare la contrazione efficace del cuore.

La catena della sopravivenza

Ogni anello della catena è fondamentale e la tempistica è decisiva: ogni minuto che passa dall’arresto cardiaco fa diminuire del 10% l’efficacia dell’uso del defibrillatore, dopo 5 minuti le percentuali di ripresa dell’attività cardiaca scendono al 50% e dopo 8 minuti al 20%.